16/05/2022

di Raffaele Lauro (*)
 
1. ELEZIONI POLITICHE 2023. Tra un anno preciso, dopo cinque anni, in una domenica del maggio 2023, gli italiani saranno chiamati, di nuovo, alle urne, con le elezioni politiche del nuovo parlamento, per giudicare l’operato dei governi, dei partiti e dei movimenti, espresso nel corso della XVIII Legislatura, e per valutare, ancor più, i programmi elettorali, con i quali gli stessi e/o le eventuali coalizioni si presenteranno al corpo elettorale, per affrontare i (prevedibili!) drammatici problemi del nostro paese in termini di sicurezza internazionale, politico-istituzionali ed economico-sociali. L’urgenza, l’indifferibilità e la complessità di queste scelte imporranno (o meglio, imporrebbero!) ai leader in campo la massima chiarezza nelle proposte formulate, caratterizzate da concretezza, coerenza e fattibilità, anche finanziaria, evitando la bolgia propagandistica, demagogica e populista del 2018, che tanti danni e confusione ha provocato nel corso di questa legislatura. A meno che le quotidiane intemperanze pseudo identitarie e le prese di posizioni meramente elettoralistiche, persino sulla politica estera, non pregiudichino il nostro ruolo internazionale e non ostacolino la realizzazione di quelle riforme strutturali, a partire dal fisco, dalla giustizia e dalla concorrenza, essenziali per l’attuazione del Pnrr, costringendo il premier Draghi a gettare la spugna e il presidente Mattarella a sciogliere le Camere, con elezioni anticipate nel tardo autunno 2022. A giudizio della maggioranza dei commentatori, tuttavia, nessun leader politico, specie tra quelli più esagitati e contraddittori, già in forte calo di consensi nei sondaggi e con problemi interni di partito, si spingerà fino a provocare una crisi di governo, per la quale pagherebbe un conto, ancora più salato, nelle urne. Anche se la storia delle crisi politiche testimonia come spesso gli effetti di incidenti, parlamentari o meno, travalichino i calcoli  contingenti, superficiali e miopi, di chi li provoca. In ogni caso, vale la pena fare una radiografia politica, ancorché breve, sull’attuale stato confusionale della nostra classe politica, rispetto al presente e al futuro appuntamento elettorale.
 
2. LA QUERELLE SULLA LEGGE ELETTORALE
Doverosamente va premesso che le proposte e i tentativi di riforma della legge elettorale, congeniali agli inizi di una legislatura piuttosto che alla fine, sono ancorati più alle convenienze e alle attese elettorali delle singole forze politiche, piuttosto che alla loro, pur propagandata, esigenza di stabilità delle maggioranze e degli esecutivi della successiva legislatura. Ciascun partito ragiona, quindi, pro domo sua, con strumentali argomentazioni, a favore o contro il sistema proporzionale, il sistema maggioritario o quello misto, con quote percentuali diverse dell’uno e dell’altro. Il sistema proporzionale, con una soglia variabile di sbarramento, tanto vilipeso al crollo della prima repubblica come causa della crisi dei partiti, del correntismo, del finanziamento illecito e della corruzione sistemica, risulta, oggi, al centro del confronto, nebuloso e silente, tra i partiti, che non sembrano trovare una quadra per il superamento del Rosatellum in vigore. In effetti, i contrasti, talora insanabili, e le fibrillazioni tra le componenti delle due presunte coalizioni di centro destra e di centro sinistra, specie in materia di candidature locali, fanno ipotizzare, allo stato,  un epilogo proporzionale della querelle in corso. Secondo il principio: ciascuno si misuri da solo nel confronto elettorale, dopo, a seconda dei risultati, si penserà alle alleanze, con una spartizione di potere equivalente al peso parlamentare conseguito. Di contro, c’è chi calcola di maggiore interesse, come partito, mantenere l’attuale Rosatellum. Non sfugge, comunque, come la scelta proporzionale aumenterebbe la propensione di ciascuna forza politica a presentarsi con programmi demagogici, populisti e del tutto inattuabili.
 
3. LE COALIZIONI SCOLLATE
Una coalizione di partiti, pur senza rinunziare alle identità di ciascuno, che ambisca a sottoporsi seriamente al corpo elettorale per conquistare una solida maggioranza parlamentare e per poter governare per un’intera legislatura, dovrebbe essere connotata almeno da: 1) un’idea-progetto valoriale comune e di prospettiva per il nostro paese; 2) una leadership incontrastata della coalizione; 3) un programma di governo, per l’intera legislatura, concreto e fattibile, frutto del confronto tra le diverse componenti, con alcuni pilastri ineludibili, quali la politica estera, le alleanze internazionali e la partecipazione a Unioni di Stati; la politica interna ed eventuali riforme legislative, anche di rango costituzionale, con particolare riferimento al rapporto Stato-Regioni; le riforme strutturali; la politica economica e fiscale; la giustizia; la legislazione sociale e i diritti civili, nonché quelli costituzionalmente garantiti. Quanto le cosiddette coalizioni di centro destra e di centro sinistra siano lontane anni luce da un siffatto profilo ottimale e condivisibile di coalizione, si registra ogni giorno. Al contrario, nessuna idea-progetto valoriale, nessuna leadership riconosciuta, ma lotte interne, contrasti su tutte le politiche e, in particolare, sulla politica estera, in tempi di guerra. Una spietata concorrenza elettorale e uno scollamento totale, inoltre, che disorientano l’opinione pubblica, gli osservatori e persino gli stessi iscritti ai rispettivi partiti. Riusciranno, nei prossimi dieci mesi, i “nostri eroi” a trovare un minimum di convergenza, anche come apparenza e mascheramento dei contrasti sotterranei, utile ad ingannare i propri elettori? Allo stato, non sembra una previsione realistica, specie se ciascuna forza andrà da sola allo scontro elettorale.
 
4. LA POLITICA ESTERA. QUO VADIS, ITALIA?
Esiste un ambito dell’azione di governo e della sua maggioranza parlamentare, nel quale non sono tollerabili, pena la caduta dello stesso esecutivo, ambiguità, sotterfugi, fughe in avanti e disconoscimenti di alleanze storiche e di solidarietà consacrate da decenni: la politica estera, l’adesione all’Unione Europea e l’Alleanza Atlantica. Purtroppo, nei governi di questa legislatura, si sono registrate, e si registrano tuttora, posizioni sempre più eterodosse, improvvisate, manipolatorie e ispirate alla negazione delle nostre tradizionali alleanze, alimentate da una propaganda strumentale, di matrice neosovietica, evocativa di fantasmi del passato, sconfitti dalla Storia, e che riguarda anche un falso pacifismo di matrice religiosa. Di fronte alla tragedia della guerra russo-ucraina, le ambiguità tollerate in passato non sono più accettabili, anche perché le conseguenze, presenti e future, del conflitto in atto, metteranno a dura prova anche il nostro paese. La politica estera, quindi, sarà il passaggio preliminare da chiarire nel confronto elettorale e per il governo post-elettorale. L’alternativa alla chiarezza sarà, nel 2023, una nuova bolgia elettorale, caotica, populista e foriera di tempi bui, ancora più difficili di quelli attuali, con le aule parlamentari affollate, di nuovo, da piccoli demagoghi, impreparati,  improvvisati e inconcludenti? Quo vadis, Italia?
 
(*) Segretario Generale di Unimpresa

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