25-03-2020

Per chi avesse ancora dei dubbi sulle gravi responsabilità, da me contestate, da due mesi, al premier Conte e al suo governo, consiglio la lettura di questo documentato articolo del New York Times, che conferma, dopo la dichiarazione governativa di emergenza nazionale del 31 gennaio fino al 31 luglio pv, i colpevoli ritardi, le improvvisazioni, la carenza di coordinamento e, ancor più grave, la mancanza di verità nella comunicazione istituzionale, che, per essere onesta, doveva (dovrebbe!) partire dal riconoscimento degli errori commessi. Presto o tardi questi documenti saranno alla base degli atti di accusa, in sede penale, civile e contabile, nonché delle richieste di risarcimento da parte delle famiglie delle migliaia di vittime innocenti. Raffaele Lauro (25 marzo 2020)

Secondo il New York Times, l’Italia, nel fronteggiare l’emergenza da Covid-19, ha dimostrato tutto ciò che un Paese non deve fare. Infatti, l’esperienza del nostro Paese dimostra che i passaggi per isolare il Coronavirus e limitare i movimenti delle persone devono essere messi in atto in anticipo e rigorosamente applicati. Cosa che qui non sarebbe avvenuta.

Che a Giuseppe Conte i giornalisti non stiano molto simpatici lo si può ipotizzare. Oppure, semplicemente, il Presidente ha addosso troppe responsabilità e troppi pensieri – legittimi – per occuparsi della Stampa. Quando, lo scorso sabato, ha annunciato la Conferenza straordinaria alle 22.45 di sera via Facebook, molti sono stati coloro che hanno incolpato il Premier di non aver utilizzato mezzi come la rete pubblica e di non aver permesso, di conseguenza, ai giornalisti di assistere all’annuncio delle nuove misure di contenimento. Ma non è tutto.
 

Sembra anche che Giuseppe Conte si sia reso protagonista di una brutta figura con il New York Times, uno dei più importanti quotidiani d’oltreoceano. Il giornale statunitense, infatti, ha raccontato di essere stato contattato dallo staff del Premier per un’intervista. Palazzo Chigi avrebbe richiesto le domande per iscritto salvo poi, una volta averle ricevute, rifiutare l’intervista. “La condizione era che potesse rispondere alle domande per iscritto. Una volta inviate le domande, tra cui ve ne erano alcune in merito alle prime dichiarazioni del Primo Ministro, si sono rifiutati di rispondere”, scrive il Nyt. In un articolo intitolato: “Italy, Pandemic’s New Epicenter, Has Lessons for the World” –  ovvero, “L’Italia, nuovo epicentro della pandemia, ha lezioni per il mondo”– il quotidiano ha analizzato come il Covid-19 sia stato affrontato in Italia, elencando tutti gli errori commessi dal Governo.
 

Nello specifico, il lungo articolo del Nyt passa in rassegna la gestione italiana dell’emergenza. “Nei primi giorni critici dell’epidemia, il governo Conte e i suoi Ministri hanno cercato di minimizzare la minaccia, creando confusione e falso senso di sicurezza che hanno favorito la diffusione del virus”, si legge nell’articolo. Inoltre, ci sarebbero stati troppi test effettuati su persone senza sintomi nel nord Italia, contribuendo così solo a creare isteria e ad offuscare la realtà del Paese all’estero. Il New York Times stigmatizza, inoltre, l’aperitivo del 27 febbraio fatto dal segretario del Partito Democratico, Nicola Zingaretti, un errore cruciale così come, cruciale, è stato il ritardo nell’attuazione delle ordinanze.
 

Nonostante il 21 gennaio l’Oms avesse già diramato il primo rapporto epidemico sul nuovo Coronavirus che si stava diffondendo in diverse provincie cinesi – ricorda il Nyt – lo stesso giorno il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini, ha ospitato una delegazione cinese guidata dal Ministro Luo Shugang, presso l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, per l’inaugurazione dell’anno della cultura e del turismo Italia-Cina. Un iniziativa che aveva lasciato perplesso anche Michele Geraci, ex sottosegretario di Stato al Ministero dello Sviluppo economico.
 

Opportunità mancate e passi falsi

Passi falsi, quindi, e ritardi, che l’Italia sta pagando in toto: “Nei suoi tentativi di interrompere il contagio, adottati uno per volta, (isolando prima le città, poi le regioni, quindi chiudendo il Paese in un blocco intenzionalmente permeabile) l’Italia si è sempre trovata un passo indietro rispetto alla traiettoria letale del coronavirus”. Tuttavia, anche dopo aver deciso di ricorrere a un blocco generale per sconfiggere il virus, il governo italiano non è riuscito a far rispettare le norme, norme formulate male e comunicate malissimo, tanto da lasciare grande spazio ai fraintendimenti nella popolazione.

L’articolo del New York Times evidenzia anche come siano state tacciate di populismo dal Governo italiano le iniziative proposte dagli esponenti delle opposizioni, come l’isolamento degli studenti che tornavano dalla Cina. Sbagliata anche l’ accusa indirizzata da Conte all’ospedale di Codogno sull’errata gestione sanitaria del cosiddetto “paziente uno“ che avrebbe contribuito alla diffusione del virus. Sbagliate anche le corse ai supermercati, che sarebbero state causate dall’errata comunicazione del Presidente del consiglio. Sbagliato anche l’esodo verso il Sud, la cui responsabilità, però, viene rimandata al mittente:  “Una bozza del decreto, filtrata ai media italiani sabato sera, ha spinto molti milanesi alla precipitosa fuga su treni affollati treno per tentare di lasciare la regione“, scrive Nyt.
 

In altre parole, la tragedia che l’Italia sta vivendo rappresenta un monito per gli altri Paesi europei e per gli Stati Uniti, dove il virus sta arrivando con la stessa velocità. Ma, se l’esperienza italiana ha qualcosa da insegnare, è “che le misure per isolare le aree colpite e per limitare gli spostamenti della popolazione devono essere adottate immediatamente, messe in atto con assoluta chiarezza e fatte rispettare rigorosamente”. Cosa che qui non è avvenuta. Inoltre, la chiusura continua a rimanere parziale, visto che sono ancora decine le categorie di attività considerate essenziali che rimangono aperte. “Nonostante siano state attuate alcune delle misure più restrittive al mondo, all’inizio del contagio, il momento chiave, le autorità italiane annaspavano tra queste stesse misure, cercando di salvaguardare le libertà civili fondamentali e l’economia del Paese”.

L’epidemia avanza in America

Intanto, informa Tgcom24, i casi di Coronavirus negli Stati Uniti balzano a 42.200, con 520 morti. Nella sola città di New York è concentrato il 60% dei casi di Covid-19 dello Stato di New York e il 35% di quelli negli Stati Uniti. Tuttavia, il Presidente Donald Trump starebbe già pensando di “riaprire l’America“, per evitare che “la cura sia peggio della malattia“, ovvero per evitare un tracollo dell’economia. Infatti, i costi economici della chiusura degli Stati Uniti sono enormi, da qui la sua fretta per riaprirli. “Più si sta fuori, più difficile è la ripresa“, dice il Presidente Usa. Chissà cosa ne pensa al riguardo il New York Times.

Fonte: Nyt, Tgcom24

 

 

 

 

 



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