UNIMPRESA. CONSIGLIO DI PRESIDENZA (CASTELLAMMARE DI STABIA, 10 LUGLIO 2020). INTERVENTO CONCLUSIVO DEL SEGRETARIO GENERALE, RAFFAELE LAURO

02-08-2020

“Sono sceso, di nuovo, in campo, accettando la responsabilità di Segretario Generale di questa importante organizzazione associativa di piccole e medie imprese, animato esclusivamente, come avvenuto già in passato per alti incarichi politico-istituzionali e governativi, dal mio senso del dovere e dal mio spirito di servizio alla comunità nazionale, in una fase difficile, se non angosciosa, per il nostro amato Paese, sotto il profilo sanitario, economico e sociale. Nonché per un sentimento di amicizia, risalente nel tempo, che mi lega a Paolo, a Giovanna, a Grazia e a Giuseppe. Di questa fiducia vivamente li ringrazio, come sono grato singolarmente a tutti gli autorevoli intervenuti, da oggi anche amici, per le affettuose manifestazioni di accoglienza, di apprezzamento e di sostegno, espresse nei confronti della mia persona, della mia storia e, principalmente, per l’impegno comune, al quale da oggi dovremo assolvere insieme. Senso del dovere, spirito di servizio e sentimento di amicizia, che con non mutano, piuttosto si rafforzano, nel passaggio dal pubblico al privato, con l’obiettivo di “fare squadra”, di alimentare l’orgoglio di appartenenza e di prepararsi ad affrontare le non facili sfide dell’immediato futuro e quelle del prossimo quinquennio. La mission istitutiva di Unimpresa resta quella dell’ascolto ed io, oggi, come era desiderio, quasi metodologico, ho ascoltato, con doverosa attenzione e con assoluto interesse, acquisendo piena e definitiva consapevolezza della radiografia drammatica dell’attuale condizione aziendale delle PMI, che avete delineato per i diversi settori di competenza e di rappresentanza (digitalizzazione e new economy, fisco e tributi, relazioni industriali e contrattuali, banche e finanza, patrimonio immobiliare, security&cyber security, lavoro&welfare, legislazione, information technology, ricerca scientifica, rapporti istituzionali regionali, sanità, moda&luxury, sport&tempo libero, solidarietà e opere sociali). Il vostro grido di dolore, di allarme e di censura nei confronti delle misure tardive, insufficienti, inattuabili e, spesso, inefficaci, varate dal governo nazionale, specie nei confronti delle piccole e medie imprese, merita rispetto e condivisione, perché la minaccia di una morte annunciata, analizzata anche dal centro studi di Unimpresa, nella misura allucinante del 40 % delle PMI, significherebbe la lacerazione definitiva e irrecuperabile del tessuto produttivo più prezioso dell’economia italiana, l’annientamento della stessa identità produttiva del nostro sistema economico, l’osannato, a parole, Made in Italy, a partire dal turismo. Questo rende ancora più arduo, più sollecito e più urgente il compito di rapportarmi alle pubbliche istituzioni, dal governo al parlamento, dalle regioni alle autonomie locali, nonché alle altre confederazioni nazionali di impresa, per offrire loro, insieme con i vertici di Unimpresa, in un’ottica di collaborazione, di proposizione e di solidarietà, proposte, idee, correttivi legislativi e strategie nuove, onde evitare, nel prossimo autunno, un’autentica catastrofe non solo per le PMI, ma per la tenuta sociale e democratica dell’Italia. Con particolare riferimento all’avviato processo riformatore, non più rinviabile, cioè le riforme attese dal mondo imprenditoriale da anni, a partire dal fisco, dalla semplificazione amministrativa, dalla giustizia civile e dal sistema creditizio, Unimpresa risulta pronta, preparata e predisposta a contribuire. Mi conforta quest’oggi e ci deve confortare, nelle prossime settimane e nei mesi a venire, in questa battaglia per la sopravvivenza e per la ripresa, il contenuto propositivo dei vostri contributi, la “pars construens”, fatto non solo di vita aziendale vissuta, di sacrifici quotidiani e di lucidità imprenditoriale, ma anche di forza, di coraggio, di creatività e di libertà di impresa, principio costituzionalmente garantito, anch’esso minacciato da assurde aspirazioni neostataliste e da mascherate nazionalizzazioni, fallimentari in passato e superate dalla Storia”.

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