UNA STRAORDINARIA GALLERIA DI PERSONAGGI FEMMINILI EMERGE DAL NUOVO ROMANZO DI RAFFAELE LAURO, “DANCE THE LOVE - UNA STELLA A VICO EQUENSE”.

10-06-2016

di Carlo Alfaro

Da amico e da fan di Raffaele Lauro, la cui consumata abilità narrativa è stata ampiamente dimostrata nei suoi precedenti tredici romanzi, ho atteso con ansia la sua quattordicesima prova, terzo romanzo della sua “trilogia sorrentina”, in uscita a luglio e dedicato alla grande danzatrice russa Violetta Elvin e al “paradiso” di Vico Equense. Conoscendo la mia avidità di appassionato lettore, lo scrittore mi ha concesso il privilegio, di cui sono grato, assieme ad altri pochi fidati amici, di consultare, in anteprima, le bozze del libro, a sufficienza per poter affermare che ci si trova davanti ad un capolavoro. Per questo motivo ho letto con estremo interesse tutte le interviste rilasciate da Lauro in questi mesi sul libro, in cui ha approfondito le varie possibili chiavi di lettura: storico-politica, celebrativa dell’artista, coreografica, filosofica, umanistica, oltre a quella dichiaratamente naturalistica, che domina in ogni scritto di Lauro, e più che mai in questo. Non ho visto ancora approfondire adeguatamente, tuttavia, un aspetto secondo me centrale dell’ars narrandi di Lauro, ossia la sua capacità di intrecciare, con sapiente maestria, vicende umane e vicende storiche, conducendo, per mano, quasi impercettibilmente, il lettore “dentro” i personaggi, storici o inventati, nel loro mondo interiore e coinvolgendolo nelle loro passioni, nelle loro speranze, nei loro sogni e, non da ultimo, nelle loro attese, più o meno consapevoli, dell’altro tempo, dell’eterno. Lo ha fatto, magistralmente, con Lucio Dalla, svelandone l’umanità nascosta, i celati tormenti e la insospettata fede religiosa. Lauro offre, quindi, non solo diversi livelli di lettura, in relazione al tipo di approccio culturale, di sensibilità estetica e di curiosità intellettuale di chi lo legge (da qui l’accessibilità, la fruibilità e il successo, presso tutti, della sua scrittura), ma apre al lettore nuove frontiere mentali, nuovi orizzonti dello spirito. Ciò che mi ha impressionato di questo suo ultimo lavoro è il ruolo simbolico, e per certi versi salvifico, che lo scrittore attribuisce alla figura femminile, alla donna contemporanea. Ho compreso cosa scriveva, di Lauro, già un decennio addietro, il critico letterario Patrizia Danzè: “Nelle opere di Lauro si assiste al trionfo della donna, non di una donna astratta, ma concreta, sia essa madre o nonna, moglie o figlia, amica o amante, e, persino, Madonna, mai disgiunta dal suo destino di ‘salvatrice’ del mondo”. D’altro canto, Lauro è solito ripetere: “Solo le donne potranno salvare il mondo, gli uomini lo distruggerebbero”. Per questo, ho chiesto a Raffaele Lauro di poter approfondire con lui questa lettura in un’ottica “tutta al femminile” del romanzo.

D: In questo romanzo mi sembra trionfi la figura femminile, sia esaltata la donna, a partire dalla protagonista, Violetta Elvin, è vero?

R: Questo romanzo celebra, in maniera esplicita, una grande artista, ma, in primis, una figura di donna coraggiosa, amante della libertà, curiosa del mondo, della natura e dell’arte, come espressione alta della creatività umana. La musica, la pittura, la danza. Potrei definire donna Violetta come “rinascimentale", con lo sguardo rivolto al futuro, nella consapevolezza del passato. Doti che le derivano, geneticamente, dal padre, un pilota di aereo e inventore. Donna Violetta, inoltre, sfida il potere e la dittatura, e si adatta subito ad una società libera, come quella inglese.

D: Mi hanno commosso particolarmente due episodi, legati ad altre due figure femminili: quello della piccola Zina Barỳšnikova e quello della madre Irena Teofilovna Grỳmužinskaya. Quando, cioè, la protagonista scopre di vivere in un regime dittatoriale e quando legge alla madre, venuta in Italia, la lettera sull’arte rinascimentale, censurata dal KGB. Due episodi descritti con un tocco di grande letteratura, senza indulgere al pietismo o al sentimentalismo.

R: Violetta scopre, effettivamente, la crudeltà della dittatura, quando la compagna di studi Zina, una mattina, si presenta in classe e annunzia che non sarebbe più ritornata a scuola, perché i genitori sono stati arrestati e confinati in Siberia. La lettura della lettera censurata dalla polizia politica, fatta da Violetta alla madre, diventa una sorta di compensazione, da donna a donna, da madre a figlia. Zina e Irena sono due donne vittime, figure femminili dolenti, che, paradossalmente, esaltano il coraggio avuto da Violetta.

D: Mi ha colpito anche il senso di appartenenza che le maestre di ballo inculcavano alle giovani allieve della scuola di ballo del Teatro Bol’šoj.

R: L’insegnamento della danza rappresenta, ovunque, una prova di grande sacrificio e di grande rigore, in qualunque teatro del mondo. Nel caso di quelle maestre, Elizaveta Pavlovna Gerdt e Maria Alekseevna Kožukova, l’insegnamento diventa, per le allieve, una possibilità di riscatto femminile, sul piano personale e sociale. L’unico possibile in quel tipo di società chiusa.

D: A Londra avvengono due incontri significativi, con due donne eccezionali: Ninette de Valois e Margot Fonteyn.

R: Tra la direttrice del Royal Ballet, Ninette de Valois, e Violetta, si crea, immediatamente, una solidarietà femminile, prima che artistica. Ninette protegge Violetta, senza mai favorirla, ma viene ricompensata con la serietà professionale e la disponibilità della giovane danzatrice russa. Tra Margot Fonteyn e Violetta, nonostante la presunta rivalità, inventata dai giornali inglesi, non vengono meno mai il rispetto e la stima reciproci, che spesso, anche nel mondo della danza e dello spettacolo, sono più apparenti che reali. Le espressioni di congedo, rivolte a Violetta, nel giorno dell’addio alla carriera, dalla de Valois e dalla Fonteyn confermano come la solidarietà femminile abbia contribuito all’inserimento di una straniera, peraltro russa, nel complesso mondo anglosassone.

D: Mi ha letteralmente appassionato il rapporto tra due stelle: la regina della lirica, Maria Callas, e Violetta Elvin. I loro dialoghi sono di una tenerezza indicibile. Un rapporto tra donne famose, veramente inusuale.

R: La ricostruzione del rapporto tra la Callas e la Elvin, nel periodo in cui lavorarono, insieme, nei rispettivi ruoli, al Teatro alla Scala di Milano, mi è costato una grande fatica, ma sono soddisfatto di come, dal loro confronto, vengano fuori due profili di donna, entrambi affascinanti, ma diversi. La prima, vittima dell’amore non corrisposto, la seconda, la quale, per amore, abbandona il successo e viene premiata per la sua scelta. La dolcezza che Violetta manifesta nei confronti delle tormentate vicende sentimentali del grande soprano costituisce un altro esempio di solidarietà femminile, non contagiata da effimere rivalità o da gelosie professionali.

D: L’amicizia al femminile viene anche provata dalla visita, che le rende a Vico Equense, dopo decine di anni, la sua compagna di corso al Teatro Bol’šoj, Inna Zubkovskaja.

R: Di quanto Violetta fosse in amicizia anche con le compagne della scuola di ballo del Teatro Bol’šoj, ne abbiamo prova quando un’amica del cuore degli anni giovanili, Inna Zubkovskaja, fa di tutto per raggiungerla a Vico Equense, solo per rivederla e salutarla, anche se, in quel momento, Violetta si trova a Londra.

D: Anche se non si incontrano mai, per motivi temporali, ho molto apprezzato la trattazione della figura della grande danzatrice Anna Pavlovna Pavlova. Mi è sembrato di riscontrare in lei, nonostante la fine prematura, un anticipo delle qualità, non solo professionali, ma umane, di Violetta Elvin. E’ così?

R: La figura storica di Anna Pavlovna Pavlova ha influenzato direttamente la storia della danza. Valuto ora questa possibile affinità tra la Pavlova e la Elvin. La Elvin non ha rivoluzionato la danza, come la Pavlova, ma, a ben riflettere, sono due donne piene di coraggio, innovative e pronte a sfidare la realtà.

D: Possiamo definirle entrambe una metafora di due artiste amanti della libertà e dell’arte, senza condizionamenti?

R: Lo sono. Rappresentano due esempi, due proiezioni di donne nel futuro.

Grazie, Raffaele Lauro, per consegnarci i doni del tuo sapere con il piacere della tua scrittura.

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