La lezione di Draghi: un manifesto politico per il nostro Paese

20-08-2020

di Raffaele Lauro
 
Il discorso di Mario Draghi a Rimini non è soltanto condivisibile, ma rappresenta un passaggio storico, una prospettiva di uscita dalla crisi, anche morale, nella quale siamo impantanati e insieme una lezione di rigore istituzionale, fatto di lucidità intellettuale, di programmazione di governo, di tutela delle libertà democratiche, di amore per il proprio paese e, non da ultimo, anzi in primis, di salvaguardia del futuro delle nuove generazioni. Quel discorso, per chi lo ha voluto ascoltare senza paraocchi ideologici, senza obliqui interessi e senza losche quanto scoperte strumentalizzazioni, costituisce un’occasione straordinaria per acquisire definitiva consapevolezza del pericoloso guado in cui ci troviamo e per capire finalmente la possibile strada da intraprendere per uscirne.
 
Anzitutto, l’ex presidente della Banca Centrale Europea ha usato parole semplici quanto incontestabili per rappresentare la situazione che il mondo intero sta attraversando. Poi ha messo in fila preziosi suggerimenti. Ha parlato della sfida del Covid-19, dell’impegno per i giovani e per l’istruzione, della distinzione tra debito buono e debito cattivo, dell’Europa che cambia e del populismo sempre in agguato. Un discorso alto, da leggere a fondo e sul quale meditare a lungo. In tanti, persino responsabili di governo, e non solo da quando Draghi è sceso dal palco del Meeting, si sono affrettati a tirargli la giacca, attribuendogli diversi ruoli istituzionali per l’Italia, nel tentativo fallimentare di invischiarlo nelle beghe pre-elettorali e nelle baruffe di potere, tipiche del provincialismo politico italico. Ci sarebbe da chiedere il parere al diretto interessato, ma nessuno si è preso la briga di farlo: prevalgono i soliti interessi di parte e le strumentalizzazioni, che non risparmiano nessun soggetto politico in campo.
 
Argomenti poco concreti e assai poco appassionanti. In ogni caso, chiunque lo abbia sempre seguito e apprezzato, sa che Mario Draghi sarà sempre pronto a fare la sua parte. A noi di Unimpresa, adesso, interessa la sostanza e, in particolare, l’analisi accurata di quello che, a nostro giudizio, dovrebbe diventare il manifesto politico del nostro Paese, il viatico di un nuovo modo di governare, preso atto che l’esecutivo pro-tempore vive in una permanente confusione, progettuale e decisionale, e non sembra possedere né la forza né la capacità di tracciare la rotta. Mentre la nostra economia sprofonda nelle sabbie mobili cagionate dalla pandemia, si assiste, quindi, alla penosa corsa delle forze politiche della maggioranza a mettere il cappello sul discorso di Draghi. Il quale, seppur indirettamente, ha sentenziato il fallimento del governo in carica proprio nel varare, in questi mesi, le misure necessarie al Paese per uscire dalla crisi economica in cui siamo sprofondati. I tre decreti economici, inattuati e inattuabili, confusi, pasticciati, senza prospettive. Emergenziali, tuttavia incapaci di provvedere alla stessa emergenza.
 
Una serie di interventi, quindi, non coordinati, ispirati all’approssimazione e all’improvvisazione, quando ci sarebbe stato bisogno, al contrario, di lungimiranza, di visione strategica, di velocità, di coraggio e, in particolare, di incisività.  Imprese e famiglie si sono trovate in mano, non di rado con imperdonabili ritardi, un pugno di sussidi, quando alfine dovrebbe apparire chiaro anche ai ciechi, ai sordi, ai creduloni e agli stolti, che l’assistenzialismo non produce nulla di buono, fatta eccezione per un po’ di consenso politico e di gradimento nei sondaggi, a favore di chi lo propina. La malsana filosofia dei redditi di cittadinanza ha continuato a prevalere, anche nell’emergenza pandemica, bruciando ingenti e preziose risorse finanziarie, senza nessuna prospettiva seria e solida per l’occupazione dei giovani, mortificati nella loro dignità di percettori passivi e umiliati nella loro volontà di contribuire, specie nel Mezzogiorno, alla rinascita nazionale.
 
Oggi, però, non c’è più tempo per giochi di potere né per tatticismi pre-elettorali. La politica deve agire e lo deve fare subito, con determinazione, seguendo il cammino tracciato da Draghi. Le conseguenze economiche della pandemia, d’altra parte, sono drammatiche: occupazione con dati allarmanti, consumi paralizzati e investimenti fermi, un mix che si sintetizza con il crollo verticale del prodotto interno lordo. Abbiamo fatto un balzo indietro di qualche decennio, è indispensabile ripartire velocemente e ricominciare col piede giusto.
 
È il momento della ricostruzione e per farlo bisogna avere come stella polare quei giovani a cui ha fatto riferimento, a Rimini, l’ex governatore di Bankitalia. Il quale ha pure tracciato un confine fondamentale per quanto riguarda il debito pubblico, distinguendo in maniera indiscutibile tra quello “buono” (destinato a obiettivi strategici e fondamentale per ammodernare il Paese) e quello “cattivo” (usato per fini improduttivi). La qualità delle scelte di oggi saranno determinanti per domani. Non è il tempo dello sciacallaggio a scapito delle finanze pubbliche né andranno tollerati meccanismi di elargizioni su base relazionale e clientelare.
 
Il denaro non dovrà essere sprecato anche perché esiste un problema non irrilevante proprio di risorse finanziarie. Il nostro Paese ha già raschiato il fondo del barile “interno”, con le casse statali depredate e al collasso. Bisogna accelerare la procedura sia per il Recovery fund (209 miliardi di euro) sia per il pandemic-Mes (37 miliardi di euro): si tratta di fondi europei irrinunciabili per l’Italia, che non può fare a meno di quelle somme per dare speranza ai cittadini. Con quei 250 miliardi di euro, denaro che in buona parte andrà restituito, si può fare molto. Ma bisogna evitare ulteriori errori, specie nei confronti dei giovani.
 
Il Covid-19 ha rimescolato le carte, rotto gli schemi, disintegrato le certezze di tutti. Le nuove generazioni sono a rischio. Occorre disegnare e garantire un futuro certo e sostenibile, seguendo la lezione di Rimini. Una lezione che impone un’azione riformatrice tempestiva, coerente e sostenibile, senza la quale fallirà l’intero sistema-Paese.
 
Unimpresa, in totale condivisione con l’appello lanciato da Draghi, resterà vigile e non farà mancare il suo contributo di idee e di proposte nel convegno organizzato, il 4 settembre, a Roma, presso il Senato della Repubblica, sul tema delle riforme strutturali da realizzare, anche a vantaggio delle piccole e medie imprese, senza ulteriori indugi, senza già abusate improvvisazioni.
 
* Segretario Generale di Unimpresa
 

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