La trama


Lucio Dalla e Sorrento

I LUOGHI DELL’ANIMA

un docufilm scritto, narrato e diretto da Raffaele Lauro
sottotitolato in lingua inglese
(60’)


tratto dal romanzo biografico dello stesso Autore, dal titolo “Caruso The Song - Lucio Dalla e Sorrento”

Raffaele Lauro

Raffaele Lauro (Sorrento, 1944) si è diplomato in regia cinematografica presso la Nuova Università del Cinema e della Televisione (NUCT) di Roma, sotto la guida dei Maestri Giuseppe De Santis, Carlo Lizzani e Florestano Vancini e, per la sceneggiatura, del Maestro Ugo Pirro. Ha diretto il cortometraggio “La pesca del lunedì”, una favola moderna di due anziani coniugi del rione Testaccio, innamorati del Tevere, e, successivamente, il lungometraggio storico, “I Ponti della Storia e della Leggenda: Ponte Sublicio, Ponte Emilio, Ponte Milvio, Ponte Fabricio, Ponte Cestio e Ponte Elio”, trasmesso, più volte, da Rai Due. Ha diretto anche due reportage televisivi d’arte: sull’opera pittorica di Carlos Cairo e sulle sculture di Marcello Mondazzi. Ritorna alla regia, nel 2015, con questo docufilm, da lui scritto e narrato, su “Lucio Dalla e Sorrento - I Luoghi dell’Anima”, tratto dal romanzo biografico dello stesso autore, “Caruso The Song - Lucio Dalla e Sorrento” (2015), secondo de “La Trilogia Sorrentina”, preceduto, nel 2013, da “Sorrento The Romance”, e che sarà seguito, nel 2016,  da “Dance The Love - Una stella a Vico Equense”. 
www.raffaelelauro.it
www.sorrentotheromance.com
www.carusothesong.com
www.carusothesong.com/docufilm/

Titoli di testa

Sia i titoli di testa che quelli di coda, creati dalla designer Teresa Biagioli, riecheggiano l’impostazione cromatica della cover del romanzo biografico: oro su sfondo blu mare, ad anticipare uno degli elementi fondanti della poetica dalliana, cioè il mare, il mare sorrentino, il cielo e le stelle (foto di Lucio Dalla nel plenilunio de Li Galli). Sullo sfondo di un antico disegno della costiera sorrentina, scorrono le parole, utilizzate dal grande artista, per definire il suo legame interiore con Sorrento e con i Sorrentini.

I. PIAZZA TASSO

Nel tripudio primaverile di un glicine sorrentino, lo spettatore, a volo d’uccello, plana sul primo dei luoghi dell’anima di Lucio Dalla: Piazza Tasso. Le parole di “Serenata a Surriento” (1907) del poeta sorrentino Aniello Califano (1870-1919), musicate da Salvatore Gambardella e cantante dal tenore Tito Schipa, esaltano la potenza evocativa del luogo. Interni Bar Syrenuse. Su un tavolo un libro e un cappello bianco (la famosa “paglietta Dalla”, filo conduttore delle cinque location), annunciano subito il grande artista. Il narratore inizia il racconto del vincolo di Lucio Dalla con Piazza Tasso. Piazza Tasso è il palcoscenico, dove è nato il rapporto di Dalla con Sorrento. Nel 1963, infatti, i fratelli sorrentini, Franco e Peppino Jannuzzi, avevano aperto, proprio in Piazza Tasso, il Fauno Notte Club, il primo night club sorrentino. L’anno successivo, a settembre, il complesso musicale de I Flippers, arrivò a suonare al Fauno Notte Club, con il ventunenne Lucio Dalla, uno degli ultimi componenti della band. Suonava il clarinetto e, da subito, incantò gli avventori del locale notturno con lo scat jazz, cantando in inglese che non è inglese, poiché non conosceva una sola parola di quella lingua. Un episodio rimasto nella memoria collettiva dei sorrentini, come l’allagamento del Fauno Notte Club, dimostrò, sin da subito, la straordinaria e istrionica personalità di questo buffo musicista. Il narratore racconta il suo primo incontro con Dalla, nello studio di Franco Jannuzzi, al Fauno Notte Club, un pomeriggio di fine estate del 1964, con un incredibile epilogo e la profezia di Franco Jannuzzi su quello che sembrava uno zingaro straccione: “Diventerà più famoso di Frank Sinatra!”. La lettura del brano conclusivo del romanzo, consente di rivivere una scena surreale: ogni anno, d’estate, a detta dei sorrentini, un angelo ritorna a Sorrento e scorrazza su un motorino per la città, approdando a Piazza Tasso. Le note di “Se io fossi un angelo” (1986) di Lucio Dalla rendono suggestiva la scena descritta che conclude l’opera narrativa. Numerose sono le citazioni iconografiche e i video: video di Piazza Tasso; immagini della Piazzetta di Capri; video del Vallone dei Mulini; immagini delle mura aragonesi di Piazza Tasso, tra le fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento; immagine dei fratelli Jannuzzi con amici; video dell’insegna del Fauno Notte Club; immagine di Dalla nel Fauno Notte Club; immagine di Dalla con clarinetto su una spiaggia; immagine di Sorrento da Punta Scutolo; immagine del Cantagiro 1963; immagine di Gino Paoli; video di Dalla in concerto che canta lo scatt jazz; video di Chet Baker alla tromba; immagine di Bologna; immagine de La Capannina di Forte dei Marmi; video di Dalla al pianoforte durante un concerto; immagine di Dalla che depone un uovo, gentilmente concessa da Romolo Forlai, amico di Dalla e storico vibrafonista de I Flippers; immagini di Dalla con collane e canotta; immagine di Franco Jannuzzi; video del mare sorrentino da Punta Scutolo; video del mare di Marina Piccola; immagini di Dalla al clarinetto; immagine di Frank Sinatra; immagine della copertina di “Caruso The Song”; immagine di un angelo in dissolvenza su immagini di Piazza Tasso, Marina Grande e reti dei pescatori; immagine di Dalla sorridente nella piscinetta a Li Galli; video di camerieri al Bar Fauno; immagini di Dalla sulla terrazza de La Scogliera, con Tonino Siniscalchi e amici; immagini di Dalla con I Flippers; immagini di Sorrento dal mare. Le immagini sono accompagnate dalle seguenti citazioni musicali: Serenata a Surriento, testo di Aniello Califano, musica di Salvatore Gambardella, 1907, cantata dal tenore Tito Schipa; ‘A surrentina, testo di Giambattista De Curtis, musica di Ernesto De Curtis, 1905, cantata dal tenore Francesco Albanese; Com’è profondo il mare, testo e musica di Lucio Dalla, dall’album “Com’è profondo il mare” di Lucio Dalla, 1977, RCA Italiana; Carmela, testo e musica di Giovanbattista De Curtis, 1892, cantata dal tenore Giuseppe Di Stefano; Mandulinata a Surriento, testo di Gennaro Ciaravolo, musica di E. A. Mario, 1922, cantata dal tenore Francesco Albanese; Se io fossi un angelo, testo di Lucio Dalla, musica di Roberto Costa, dall’album “Bugie” di Lucio Dalla, 1986, Pressing; Torna a Surriento, testo di Giambattista De Curtis, musica di Ernesto De Curtis, 1902, cantata dal tenore Beniamino Gigli.

II. MARINA PICCOLA

Lo spettatore approda, sempre a volo d’uccello, dal mare verso la banchina del porto di Marina Piccola, fino a La Scogliera, il bar di Angelo Leonelli, dove Lucio Dalla, insieme con gli amici sorrentini e gli ospiti di barca, si intratteneva, al tramonto, di ritorno dalla giornata di mare, come in un salotto. Il narratore legge un altro brano-testimonianza dell’amore di Dalla per Marina Piccola. Parole di affetto sincero, di malinconici ricordi e di ringraziamento alla Madonna del Soccorso, protettrice del piccolo borgo marinaro. Le immagini della processione della Madonna, i fuochi d’artificio e il suono delle campane, il corteo delle barche per mare, testimoniano l’attaccamento del cantautore alle tradizioni civili e religiose del territorio del Mezzogiorno. Allo stesso modo, il narratore esalta la passione di Dalla per lo sport e, in particolare, per il basket e la Virtus Bologna, per introdurre l’iniziativa dell’artista di creare un campetto estivo di basket sulla spiaggetta sotto il Grand Hôtel Excelsior Vittoria. Il cantante, infatti, fece predisporre quel campetto per giocare la partitella serale, con Nino Russo ed altri giovani marinai del porto. Una sintesi meravigliosa dell’affezione di Dalla per il basket, per i giovani e per la vita. Sull’immagine di quella terrazza deserta, il narratore introduce una scena suggestiva, drammatica e altamente emozionale: la mattina del primo marzo del 2012, appresa la notizia della morte di Dalla, Angelo Leonelli, disperato, si rifugiò a Marina Piccola, proprio su quella terrazza. Affranto, si sedette sulla stessa sedia dove si sedeva Lucio e si assopì. Una mano gli si poggiò, poi, sulla spalla, come era accaduto tante volte nella realtà, e una voce gli ripeté: “Angelo che fai dormi? “Sono tornato, sono Lucio”. Numerose anche le citazioni iconografiche e i video di questo episodio: video di Marina Piccola dall’alto; immagine di Dalla con Angelo Leonelli; immagine di Dalla al timone della sua barca; video di Dalla in concerto; immagine della statua della Madonna del Soccorso; immagine della facciata della chiesa; video della processione delle barche per mare; immagine di Dalla e Gus; video di una partita della Virtus Bologna; video della spiaggetta di Marina Piccola; immagini di Nino Russo; immagine di Montreaux; video dall’alto de La Scogliera; immagine di Angelo Leonelli; immagine di Dalla che, in un giorno felice, saluta dalla barca. Le citazioni musicali che accompagnano le immagini sono: Torna a Surriento, testo di Giambattista De Curtis, musica di Ernesto De Curtis, 1902, cantata dal tenore Beniamino Gigli; Un uomo solo può vincere il mondo, testo di Giuseppe Di Leva, musica di Lucio Dalla, inno della squadra italiana alle Olimpiadi di Pechino del 2008; Le rondini, testo e musica di Lucio Dalla e Mauro Malavasi, dall’album “Cambio” di Lucio Dalla, 1990, Pressing.

III. MARINA GRANDE

Sempre a volo d’uccello, lo sguardo dello spettatore si accosta dall’alto al borgo di Marina Grande, il terzo dei luoghi dell’anima di Lucio Dalla a Sorrento. Un borgo di pescatori amici, come quelli delle Isole Tremiti. Lucio amava il mare e amava il gozzo, la barca tipica dei pescatori sorrentini. Partecipava, quando poteva, alla festa di Sant’Anna, con la processione delle barche in mare. Ma amava tutta la costiera, tutte le chiese a mare, tutte le tradizioni di religiosità popolare. Amava anche il santuario di Sant’Antonino, con i suoi ex voto dei velieri dipinti per la salvezza dei marinai. A Marina Grande, nel 2003, Lucio ricevette il Premio Caruso e, in una delle edizioni successive, cantò, con Gilberto Gil, “Minha historia”, la versione portoghese, su testo di Chico Buarque de Hollanda, di “4 marzo 1943”, a testimoniare l’amore del cantante bolognese per la contaminazione musicale, non solo con la musica napoletana, ma anche con quella brasiliana. Marina Grande si rese teatro di un episodio commovente: nell’edizione 2009 del Premio Caruso, concluse le riprese televisive RAI, in differita, Dalla chiese all’organizzazione di poter cantare “Caruso”. Nella magia di quella notte sorrentina, al termine dell’esibizione, puntò il dito al cielo e dedicò il suo capolavoro a Pasquale Ruocco, insieme con Franco Jannuzzi, uno dei suoi più cari amici dei primi anni sorrentini, entrambi scomparsi, ma rimasti nel cuore dell’artista, suscitando l’emozione di tutti i presenti. Dal molo ad un gozzo storico, appartenente ad uno degli imprenditori-pescatori più noti di Sorrento: Antonino Stinga. Lucio frequentava i cantieri storici Aprea. Una grande barca da pesca, trasformata in una bianca barca da diporto, era anche il Sant’Antonio, la barca dei fratelli Jannuzzi, sulla quale Lucio aveva trascorso giornate di gioia indimenticabili, insieme con gli amici sorrentini, in un clima di amicizia e di fratellanza, praticando anche la pesca subacquea. Numerose le citazioni iconografiche e i video, anche in questo episodio: immagine delle Isole Tremiti; immagini del gozzo sorrentino; immagini dei cantieri Aprea; video della processione di Sant’Anna; immagini interne ed esterne del Santuario di Sant’Antonino; immagini della cripta; immagini di ex voto; immagini della statua argentea di Sant’Antonino; immagini del Premio Caruso; video di Dalla e Gilberto Gil al Premio Caruso; immagine di Chico Buarque de Hollanda; immagini di Pasquale Ruocco; immagini notturne di Marina Grande; immagini di Antonino Stinga; immagini del Sant’Antonio. Citazioni musicali sono: Le rondini, testo e musica di Lucio Dalla e Mauro Malavasi, dall’album “Cambio” di Lucio Dalla, 1990, Pressing; Com’è profondo il mare, testo e musica di Lucio Dalla, dall’album “Com’è profondo il mare” di Lucio Dalla, 1977, RCA Italiana; Caruso, testo e musica di Lucio Dalla, dall’album “DallAmeriCaruso” di Lucio Dalla, 1986, RCA Italiana (versione strumentale); Minha historia (4 marzo 1943 di Lucio Dalla), testo portoghese di Chico Buarque de Hollanda, musica di Lucio Dalla, dall’album “Construção” di Chico Buarque de Hollanda, 1971, Phonogram/Philips; Surriento d’ ‘e ‘nnammurate, testo di Enzo Bonagura, musica di Lino Benedetto, 1950, Cetra (versione strumentale).

IV. GRAND HÔTEL EXCELSIOR VITTORIA

Lo sguardo dello spettatore si avvicina, dalla terra e dal mare, sempre dall’alto, alla costa alta di Sorrento, che si affaccia su Marina Piccola e sulla quale svettano i tre edifici del Grand Hôtel Excelsior Vittoria. Sfiora la facciata di uno degli stabili, fino ad entrare in una suite del grande albergo, divenuta famosa in tutto il mondo: la Suite Caruso. In questa suite, il grande tenore Enrico Caruso aveva trascorso le ultime settimane della sua vita, tra il giugno e il luglio del 1921, in compagnia della moglie Dorothy e della figlioletta Gloria. Il narratore ripercorre la storia e la leggenda di Caruso a Sorrento. Il tenore aveva scelto Sorrento per la sua convalescenza, dopo un delicato intervento chirurgico, subito nel dicembre precedente, a New York. Coltivava l’illusione, complici l’aria, la bellezza e l’incanto di Sorrento, che le sue condizioni di salute potessero migliorare e che potesse guarire dalla malattia. Lui, Maestro di fama mondiale, riceveva molti pianisti, aspiranti cantanti. Concesse anche delle lezioni di piano ad una giovane ragazza sorrentina. Al tramonto, faceva trasferire fuori la terrazza della suite, il pianoforte verticale e, da lì, cantava le sue più famose arie d’opera e canzoni del repertorio classico napoletano: da “Maria Marì” che, ragazzino, lo aveva rivelato in un cafè chantant di Napoli, a “Torna a Surriento”, alle pucciniane “La Bohème” e “Tosca”. I pescatori del porto, investiti dal suo canto che scendeva verso Marina Piccola, lo accompagnavano come in un grande coro. Ma il male avanzava inesorabile tanto che, alla fine di luglio, la moglie aveva deciso di portarlo a Roma per un ultimo, ancorché disperato, intervento chirurgico. Ma, giunto a Napoli, Caruso dovette arrendersi: morì in una stanza dell’Hôtel Vesuvio. In tutte le vicende dei grandi personaggi nascono leggende le quali, spesso, hanno un fondo di verità. La leggenda di Caruso a Sorrento si colorò di giallo, un thriller: i marinai di Marina Piccola raccontano che il grande tenore sia morto nella suite sorrentina e, per evitare lo scandalo dell’innamoramento per la fanciulla sorrentina, la moglie Dorothy facesse trasportare la salma, via mare, con un gozzo sorrentino, a Napoli, e lì preparare la messinscena della morte del tenore all’Hôtel Vesuvio. Ma questa è una leggenda. In questa suite si consumò certamente il dramma di un grande artista, il quale divenne progressivamente consapevole che la sua vita stesse per finire, che i grandi successi fossero un ricordo e che la morte si avvicinasse, anche se quella morte diventava più dolce in quella cornice naturale: l’eterno binomio di Eros e di Thanatos, legato a questo ambiente e a questa visione della natura. Nell’estate del 1985, Dalla era spinto dal suo entourage musicale a creare un singolo inedito, un traino all’album dei suoi successi, che sarebbe stato registrato, live, la primavera successiva, durante la tournèe in Canada e negli Stati Uniti. Lucio tornò a Sorrento. Un guasto alla sua barca nel porto di Capri, lo costrinse a farla riparare nei cantieri della Marina di Cassano. Un ulteriore incidente, poi, ne prolungò di due settimane la sistemazione. Ed ecco che Lucio si ricordò della storia di Caruso, appresa, sin dal suo primo arrivo a Sorrento, nel 1964, dalla madre dei fratelli Jannuzzi. Ulteriori dettagli, poi, gli erano stati narrati, nel corso degli anni e in quella occasione, da Angelo Leonelli. Lucio prese alloggio al Grand Hôtel Excelsior Vittoria, in nella stessa suite, occupata da Caruso nelle ultime settimane della sua vita. Così, in un processo creativo provvidenziale e straordinario, si saldarono varie fonti d’ispirazione: il suo antico desiderio di dedicare una canzone a Sorrento; il dramma del grande tenore; il suo amore per il melodramma, perché “Caruso” è un piccolo melodramma, è la prova della contaminazione, praticata da Dalla, con la canzone classica napoletana e con la lirica. Ma anche il dramma che Lucio si portava dietro da sempre. Quel dramma che si era acceso con la morte del padre, lui bambino, tra sofferenze atroci, con un tumore. Il dramma dell’amore e della morte, della vita e della morte. Lucio lasciò, dopo qualche giorno, la suite al Grand Hôtel Excelsior Vittoria. Si trasferì, ospite dell’amico Giovanni Russo, al Sorrento Palace, in una suite con un pianoforte di fabbricazione coreana, dove completò e rifinì il suo capolavoro. Il legame di Dalla con il Grand Hôtel Excelsior Vittoria è stato consacrato anche nella destinazione che i proprietari, i Fiorentino, hanno fatto di un’altra suite, dedicata proprio a Lucio: la suite Dalla. Più moderna, rispetto alla Caruso, che è stata mantenuta nell’arredo e in ogni altro elemento così com’era all’epoca in cui vi soggiornò il tenore, con un pianoforte a coda e oggetti che testimoniano il forte vincolo tra la famiglia Fiorentino e il cantautore. Il narratore accompagna lo spettatore fuori la terrazza della suite Caruso, davanti al golfo di Surriento, dove anche Lucio Dalla aveva fatto trasportare il pianoforte per eseguire, nell’incanto della notte e del mare sorrentino luccicante, pur se non ancora completata, “Caruso”, la sua “Caruso”. Citazioni iconografiche e video: immagini di Caruso con moglie e figlia; immagini di fiori sorrentini; video della suite Caruso; immagini del Santuario di Pompei e della Madonna; video di Marina Piccola dall’alto; immagini della suite Caruso; immagini della Galleria Umberto di Napoli e di un café chantant; immagini delle prime locandine di “La Bohème” e “Tosca”; video del Golfo di Napoli; immagini di tramonti sorrentini; immagini notturne di Sorrento; immagini Eros-Thanatos; video di Lucio Dalla in concerto; immagine della copertina di “DallAmeriCaruso”; immagine di Dalla sulla sua barca; immagini del porto di Capri; immagine di Peppino Jannuzzi; immagine della Marina di Cassano; immagine di Angelo Leonelli; immagini della suite Caruso; immagine di Giuseppe Dalla con il figlioletto; immagine della hall del Sorrento Palace con pianoforte; video della suite Caruso e della suite Dalla; immagine della copertina di “Caruso The Song”. Citazioni musicali: Dicintencello vuje, testo di Enzo Fusco, musica di Rodolfo Falvo, 1930, cantata dal tenore Mario Lanza; Recondita armonia, romanza da “Tosca”, opera lirica in tre atti, musica di Giacomo Puccini, libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa, 1900, cantata da Enrico Caruso; Maria Marì, testo di Vincenzo Russo, musica di Eduardo di Capua, 1889, Ferdinando Bideri (versione strumentale); E lucean le stelle, romanza da “Tosca”, opera lirica in tre atti, musica di Giacomo Puccini, libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa, 1900, cantata da Enrico Caruso; L’anno che verrà, testo e musica di Lucio Dalla, dall’album “Lucio Dalla” di Lucio Dalla, 1979, RCA Italiana (versione strumentale); Stella di mare, testo e musica di Lucio Dalla, dall’album “Lucio Dalla” di Lucio Dalla, 1979, RCA Italiana (versione strumentale); Caruso, testo e musica di Lucio Dalla, dall’album “DallAmeriCaruso” di Lucio Dalla, 1986, RCA Italiana.

V. HILTON SORRENTO PALACE

Lo sguardo dello spettatore accarezza i clivi della collina sorrentina, per giungere davanti all’Hilton Sorrento Palace. La soggettiva vaga nei saloni del grande albergo, alla ricerca del famoso pianoforte, sul quale Dalla rifinì “Caruso”. Quel pianoforte fu fatto trasportare nella suite dove Giovanni Russo, un altro carissimo amico delle origini, ospitò Dalla. Il cantautore intuì, immediatamente, di aver creato un capolavoro, ma volle sottoporlo al vaglio dell’unico giudice di cui si fidava completamente: il pubblico. I primi ad avere la fortuna di ascoltarlo, furono proprio gli amici sorrentini, in un happening conviviale e musicale, organizzato al Blumare Club, da Bruno Acanfora. Seguirono altri appuntamenti: a Lampedusa e a San Martino Valle Caudina. Cominciò, così, il cammino di “Caruso” nel mondo. L’amicizia di Dalla con Giovanni Russo è stata consacrata, non solo dagli anni di frequentazione giovanile, ma anche dalla consueta ospitalità nello splendore delle isole Li Galli, davanti a Positano. Li Galli sono isole mitologiche, che tramandano il mito di Ulisse e delle Sirene. Sono le isole dove il grande coreografo Massine voleva creare un teatro all’aperto, dove Rudolf Nurejev, che le acquistò successivamente, visse i giorni più belli della sua vita. Li Galli sono passati, poi, a Giovanni Russo e, proprio lì, nel “Principato de Li Galli”, nell’estate del 2011, Lucio visse una giornata meravigliosa: l’incoronazione del principe de Li Galli e il conferimento dei ducati alla sua corte di amici. Immagini splendide di gioia e di amicizia. A Lucio venne conferito “Il Ducato dell’Armonia e della Musica Mediterranea”, in omaggio all’amore che aveva avuto per la canzone napoletana e per la tradizione partenopea. Contaminazione che trova il trionfo proprio nel capolavoro “Caruso”, con il refrain che viene tratto dal musicista dall’antica canzone napoletana “Dicitencello vuje”. Quel giorno, a Li Galli, si realizzò anche un sogno di Dalla: incontrare la luna, la dea luna, uno dei fondamenti, con il mare e le stelle, della sua poetica. Lo sguardo dello spettatore si dissolve in un cielo stellato, come se seguisse lo spirito del grande artista, riecheggiato, dopo i titoli di coda, in una lunga eco finale, dalla canzone “Felicità”. Citazioni iconografiche e video: video della hall del Sorrento Palace con pianoforte; video del viale di ingresso dell’Excelsior Vittoria; video di Sorrento dal balcone della suite del Palace; immagine di Giovanni Russo con Dalla; video del pubblico applaudente; immagini del Blumare Club; immagini di Lampedusa; immagini di San Martino Valle Caudina; immagini de Li Galli; immagini di Ulisse con le Sirene; immagine di Massine; immagine di Nureyev; immagini di Dalla con gli amici a Li Galli; immagine di Dalla nel plenilunio de Li Galli; immagine in dissolvenza della luna sul mare nel cielo stellato. Citazioni musicali: Caruso, testo e musica di Lucio Dalla, dall’album “DallAmeriCaruso” di Lucio Dalla, 1986, RCA Italiana; What a beautiful day, testo e musica di Lucio Dalla e Leo Zeuss, dall’album “Ciao” di Lucio Dalla, 1999, Pressing; Felicità, testo e musica di Lucio Dalla, dall’album “Dalla/Morandi” di Lucio Dalla e Gianni Morandi, 1988, RCA e Pressing.

TITOLI DI CODA

I titoli di coda richiamano, come quelli di testa, l’impostazione cromatica della cover del romanzo biografico: oro su sfondo blu mare. Sulle note di “Felicità” di Lucio Dalla, scorrono i ringraziamenti, la colonna sonora, i componenti del cast e il copyright. Chiude l’immagine di Lucio Dalla e di Raffaele Lauro, al Premio “Sorrento nel Mondo 2006”. La eco della voce di Dalla, sul refrain di “Felicità”, si dissolve, nell’universo. Fine.

 

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